GNU/Linux: come spostarsi fra le cartelle

Primo passo per muoversi in un sistema Linux senza programmi particolari: capire dove ci troviamo e come spostarci fra le cartelle usando solo i comandi del sistema. Sono pillole di base, ma tutto il resto ci si appoggia.

Dove mi trovo: pwd

La prima cosa da fare è capire in che cartella siamo. Il comando è pwd, che sta per print working directory:

pwd

Questa informazione si trova anche nel prompt, quella scritta accanto alla quale lampeggia il cursore: se ci spostiamo in una cartella specifica nel prompt compare il percorso. Quando invece vediamo una tilde (~), quella specie di serpentina, significa che siamo nella nostra home directory. Nel video sono root, quindi pwd risponde /root e il prompt mostra la tilde. La tilde si può usare anche per tornare rapidamente alla home:

cd ~

La cartella radice E il comando cd

Il file system di Linux parte dalla cartella radice, la barra (slash, /): tutte le altre cartelle ne sono sottocartelle. Il comando che ci permette di spostarci è cd, change directory. Andiamo nella radice:

cd /

Il prompt ora mostra la barra al posto della tilde, e se chiediamo a pwd:

pwd

otteniamo /.

Vedere cosa c’È dentro: ls

Per sapere quali cartelle abbiamo a disposizione c’è ls. Da solo elenca file e cartelle della directory corrente:

ls

Per un elenco dettagliato (ricordi la puntata sui permessi?) si aggiunge -l:

ls -l

Con anche -a si vedono pure i file e le cartelle nascosti, quelle che iniziano con il punto:

ls -la

I due punti speciali

Nell’output di ls -la compaiono due voci, “.” e “..”. Perché due?

  • il punto singolo (.) è sempre la cartella corrente. È utile quando lanci comandi o operazioni su file della cartella in cui ti trovi e vuoi un riferimento certo;
  • il doppio punto (..) è la cartella superiore, quella che contiene la cartella corrente.

E la radice? In teoria non dovrebbe essere contenuta da niente, ma per definizione è contenuta in se stessa: se da / fai cd .. resti in /. Può sembrare strano, ma evita di avere una cartella con una gestione diversa dalle altre, e anche la radice ha così i suoi punti, come tutte le cartelle. A Linux piace avere le cose standard.

Percorsi assoluti

Entriamo nella cartella usr, che contiene i programmi installati nel sistema:

cd /usr
pwd

Il percorso che pwd ci restituisce inizia con la barra: è un percorso assoluto, cioè indica l’intera strada a partire dalla radice. Con un percorso assoluto posso andare da qualunque punto del file system a qualunque altro. Per esempio, da /usr voglio andare nella sottocartella log di /var:

cd /var/log

E da /var/log, dove non esiste una cartella usr, posso tornare in /usr solo con il percorso assoluto:

cd /usr

Percorsi relativi

Se invece non uso la barra all’inizio, sto indicando un percorso relativo alla cartella corrente. Da /usr, per arrivare a /var/log senza usare il percorso assoluto devo fare tutti i passaggi: salire alla radice, entrare in var e poi in log:

cd ..
cd var
cd log

Si arriva nello stesso identico punto di cd /var/log, solo facendo tutti i passaggi uno per uno. I percorsi relativi si usano spesso quando si lavora su file contenuti in una cartella o in una sua sottocartella; se vuoi la certezza del riferimento, o devi fare lunghi giri senza troppi passaggi, usa i percorsi assoluti. Sono due modi diversi di indicare al sistema la stessa cartella: basta non fare confusione fra i due.

In sintesi

pwd dice dove siamo, cd ci sposta, ls -la mostra cosa c’è nella cartella; il punto è la cartella corrente, il doppio punto quella superiore. Percorso assoluto: inizia con la barra. Percorso relativo: parte dalla cartella corrente. Con questo possiamo cominciare a esplorare il file system; nel prossimo video vedremo cosa contengono le cartelle principali.

Link e risorse

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